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Roma, ottobre 2013

Fino a quando il calcio sarà un gioco, come facciamo a diventare grandi?
Marco Simone

«L’altro giorno sfrecciavo in motorino dalle parti del gasometro a ornamento di un mediocre tramonto postindustriale, e vedo, anzi: intuisco, questo piccione scellerato lanciatomisi contro per farla finita, tutti e due, oggi stesso. Non so se gli avessi fatto qualcosa. Fatto sta che io chiudo gli occhi, e in quel momento in cui non sono proprio chiusi, ma resta quella fessura parzialmente ostruita dalle ciglia in cui l’immagine sembra un filmato del 1910 aperto full screen da YouTube, vedo Daniele De Rossi. Vedo Daniele De Rossi in spaccata che rinvia quel cazzo di piccione ben oltre


10 ragioni per amare questa stagione

1 – Il beffardo, o radioso, destino del Real Madrid.
Per un numero uno non c’è nulla di più amaro e umiliante dell’essere secondo. E, per talento e vocazione, il Real Madrid, Josè Mourinho e Cristiano Ronaldo vogliono e devono essere i migliori: senza il Barça di Messi e Guardiola lo sarebbero, senza alcun dubbio. Ma gli dèi del calcio si sanno divertire, e hanno posto le Merengues di fronte a un bivio vertiginoso: da un lato c’è la gloria del battere una squadra imbattibile, unica e immortale; dall’altro, l’ignominia del passare alla storia come i migliori secondi di sempre.
Così, mentre Guardiola continua a modellare la sua rivoluzione, Mourinho cerca di dimenticare che è la stagione del tutto o niente, del matar o morir. Perché il