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Siamo i cattivi

“The inspirational tagline of Italian football: «If you destroy it, they will go away».”
Brian Phillips

In ogni luogo dell’Universo che sia popolato da esseri senzienti si rinnova costantemente, giorno dopo giorno, ora dopo ora, l’eterno, appassionante e incerto scontro tra le forze del Bene e quelle del Male.
Una delle declinazioni terrestri di questa tenzone riguarda il come si debba giocare il calcio, e un antichissimo e attualissimo dibattito – che non ho intenzione né possibilità di riassumere in questo post – ha portato la maggioranza dei follower del gioco a convergere su di un’opinione: se c’è una squadra in grado di rappresentare le forze del Bene, quella squadra esiste dal 2008 ed è il Barcelona.

Ora facciamo finta che non ci sia da discutere per settimane


Ora viene il bello

Due mesi, otto squadre, ognuna a sette partite dal titolo di campione d’Europa. Sono di sette paesi diversi e tutte hanno scritto pagine (o libri) della storia della competizione, a parte una, l’intrusa, che è anche l’unica a non essere ultracentenaria. Come Antonello Venditti, ben quattro sono nate sotto il segno dei Pesci. Solo due hanno delle serie possibilità di vincere. E stanno opportunamente in due parti diverse del tabellone, per la gioia di noi tutti.

Futbol Club Barcelona
112 anni, Sagittario
gioca al Camp Nou (99.354), Barcelona
vittorie: 4
finali: 7
probabilità di vittoria: 45%
capitano: Carles Puyol
top scorer: Lionel Messi (12)
in ascesa: Thiago Alcántara
in declino: Eric Abidal (forza!)

Il pallone è il loro e


10 ragioni per amare questa stagione

1 – Il beffardo, o radioso, destino del Real Madrid.
Per un numero uno non c’è nulla di più amaro e umiliante dell’essere secondo. E, per talento e vocazione, il Real Madrid, Josè Mourinho e Cristiano Ronaldo vogliono e devono essere i migliori: senza il Barça di Messi e Guardiola lo sarebbero, senza alcun dubbio. Ma gli dèi del calcio si sanno divertire, e hanno posto le Merengues di fronte a un bivio vertiginoso: da un lato c’è la gloria del battere una squadra imbattibile, unica e immortale; dall’altro, l’ignominia del passare alla storia come i migliori secondi di sempre.
Così, mentre Guardiola continua a modellare la sua rivoluzione, Mourinho cerca di dimenticare che è la stagione del tutto o niente, del matar o morir. Perché il