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Il più bravo

Qualunque cosa noi diciamo, non gli interessa.

In un ristorante di Giacarta, qualcuno ripete che gli manca il destro. Lui è a oceani di distanza e sta già andando sul sinistro, sempre e solo sul sinistro. Quando gli aprono smaccatamente, ingenuamente la strada per il destro, la imbocca così rapido da conquistarsi lo spazio per tornare sul suo piede. Altre volte niente, tutto lo allontana dal tiro mancino verso quello sbagliato, e si assiepano gli sciocchi a pensare meno male e poi un tocco sotto, un rasoterra asciutto, una bordata sotto la traversa ricacciano loro indietro il pensiero. Se non usa il destro è perché può scegliere il sinistro, non perché non ce l’ha.

È troppo piccolo, s’impunta un botanico di Utrecht. Lui, più a sud, sta squassando una difesa palla


Segnare di testa

14/08/2011, Real Madrid-Barcelona, 44°
Ci sono calciatori che se il calcio non fosse esistito l’avrebbero inventato personalmente, e l’ultimo tra questi è Lionel Messi. Sarebbe caduta una mela e, invece di teorizzare la forza di gravità, Leo avrebbe controllato di petto, sbilanciato due pecore con una finta di corpo e tirato di collo sinistro a fil di pioppo, colpendo sulla nuca un qualche portoghese particolarmente irascibile.
Una delle qualità meno celebrate di Leo è la costante presenza mentale: non si assenta, è continuamente concentrato e reattivo. E lo fa naturalmente, senza sforzo alcuno.
Al Bernabeu si giocava l’andata della Supercopa de España, un boccone di quella abbuffata di clásicos che ci siamo fatti nei mesi addietro.1 Il Real è scoperto, la Pulce è lanciata a rete, Pepe staziona