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Alibi

Perché Baggio richiede dedizione, a Baggio non puoi far domande, e il tuo amore non sarà mai equilibrato,
perché non importa quanto puoi star male tu, quello che soffre sarà sempre lui.

Matteo Salimbeni e Vanni Santoni, L’ascensione di Roberto Baggio

 

 

La vittoria è un fatto collettivo. I suoi racconti sono in genere abbastanza simili e ci si possono trovare un sacco di piazze, folle, fontane, clacson, abbracci disordinati e un generale incremento del contatto fisico tra le persone.

La sconfitta invece è un’elaborazione individuale, interiore.

Non solo: la vittoria la si accoglie nella sua totalità, la sconfitta vuole essere rielaborata.

Col rigore di Baggio io sono arrivato quasi subito a questa conclusione: non era importante. Ve ne voglio parlare perché è appena ricicciata Forza Italia – non credo fosse tra


I’m your Boogie Man (that’s what I am)

[Questo post esce solo adesso per ovvia incompatibilità emotiva con le settimane precedenti]

Ero un po’ arrabbiato.
Mario Balotelli, 28/06/2012

“Posa quel pallone e vai a letto, se no arriva l’Uomo Nero e sono affari tuoi”, disse la signora Badstuber.
“Non esiste l’Uomo Nero, mamma”, rispose il piccolo Holger.
“Non esiste finché non lo incontri, Holger”.

Quando Holger incontrò l’Uomo Nero, la Germania non stava giocando in casa ma in cortile, in Polonia. L’Italia s’era fatta due ore d’Inghilterra e un gol su azione in quattrocento minuti, aveva buttato in campo un fuoriruolo, due zoppi, due reietti e Andrea Pirlo, torcia nella notte, lampione nel ghetto, luce nel frigo. In un fascio fosforescente, la palla andò a far visita a Giorgione lo storpio, burattino senza fili sempre


Essere umani, sentirsi ridicoli

Forse un giorno, tra qualche decennio, saremo così fortunati da renderci pienamente conto di che calciatore sia stato Andrea Pirlo, e ci metteremo a ridere per settimane. In teoria, fino a ieri, il regolamento non scritto del gioco stabiliva chiaramente che, ai rigori, gli unici autorizzati a cambiare in positivo le sorti e l’inerzia della partita fossero i due portieri. Se sei un tiratore, puoi solo influire negativamente: sbagliando; se segni hai fatto il tuo (anche se è il rigore decisivo).

Pirlo no.

La situazione prima del suo tiro (per chi, pensando erroneamente di aver qualcosa di meglio da fare, non avesse visto la partita): l’Italia è indietro di uno, errore di Montolivo, il quale ha gli occhi di una tigre coi lucciconi.

Il suo tiro: un Panenka1 realizzato con classe, temperanza e


F2M, o del cambiare sesso alla nazionale

“L’Italia non produce gioco: sa cavare invece i massimi risultati dal contro-gioco.
Se gli avversari giocano bene, l’Italia vede immediatamente valorizzato il suo contro-gioco;
se invece giocano male, anche l’Italia gioca male per non saper produrre un gioco suo proprio.”

Gianni Brera, Presentazione della finale Italia-Germania, la Repubblica, 10 luglio 1982

“Ora tu, cara vecchia smandrippata Italia,
hai sfruttato appieno le virtù della tua indole, dunque della tua cultura specifica.”

Gianni Brera, Io triumphe: Italia Tricampeón Mundial, la Repubblica, 12 luglio 1982

Se pensate che il lavoro di Prandelli sia facile, scontato o banale, dovreste ricredervi. Se invece pensate che sia vano, potreste non avere tutti i torti.

L’Italia è squadra femmina. Non lo dico io, ma la storia delle sue vittorie, tutte ottenute esaltando l’attitudine all’attesa e