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The lad is back in town

“It was a dream, a story you’d tell a young kid.”
Arsène Wenger

Ne è passata tanta d’acqua sotto il London Bridge. Quando arrivò, non si capiva bene che roba fosse questo Titi. Eppure aveva intelligenza, velocità, grazia e tecnica in abbondanza e armonia, e un tipo in panchina che sapeva vederle meglio di tutti. Sbocciò, crebbe, divenne un calciatore eccezionale e poi una leggenda. Dopo otto anni se ne andò per entrare nel tridente del primo Barcelona di Guardiola, vincere la Champions che si meritava e giocare in una squadra grande anche senza di lui: meno responsabilità, meno gloria, più sorrisi, più argenteria. Poi via, dai newyorkesi a tramontare, mostrando il suo talento per un pugno di dollari. Nel frattempo, a Londra, i


Spagnoli d’Albione

Nel caso ve ne foste dimenticati, la Spagna è campione d’Europa e del Mondo in carica. Inutile dire che una loro eventuale vittoria a Euro 2012 scoccerebbe parecchio. Quindi li sto tenendo d’occhio da un po’ e sono giunto a questa conclusione: ci stanno giocando un colpo basso. Infatti, mentre tutti noi eravamo e siamo tuttora alle prese con i duetti tra Xavi e Iniesta, i voli di Casillas e gli elastici per capelli di Sergio Ramos, la sagace federazione iberica ha spedito tre uomini di grandi qualità a studiare all’estero, più precisamente in Inghilterra. Li ritroveremo tirati a lucido l’estate prossima, in Polonia e Ucraina. Vediamo di non farci trovare impreparati.

David Silva (1986, Manchester City). In questo preciso momento è il miglior giocatore spagnolo. È costantemente ispirato ed efficace, in


450 minuti

Fare i puntigliosi di fronte alle tragedie è una pratica riprovevole, quindi non ho incluso il recupero nel conteggio: però cinque 0-0 sono 450 minuti senza gol. Sette ore e mezza. Una cosa fin troppo brutta per mettersi a dargli un significato o farne un’analisi. C’è da derubricarla alla voce “eccezione”, c’è da pregare che lo sia davvero e poi c’è da guardare avanti, o da qualche altra parte.

Guardate l’ultimo gol del più talentuoso attaccante italiano, ad esempio. La palla vagante gli arriva e lui in un attimo l’ha ammansita e nell’attimo successivo l’ha spedita in porta in rovesciata dal limite dell’area piccola, che è un gesto molto più complicato di quel che sembra