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Roma, ottobre 2013

Fino a quando il calcio sarà un gioco, come facciamo a diventare grandi?
Marco Simone

«L’altro giorno sfrecciavo in motorino dalle parti del gasometro a ornamento di un mediocre tramonto postindustriale, e vedo, anzi: intuisco, questo piccione scellerato lanciatomisi contro per farla finita, tutti e due, oggi stesso. Non so se gli avessi fatto qualcosa. Fatto sta che io chiudo gli occhi, e in quel momento in cui non sono proprio chiusi, ma resta quella fessura parzialmente ostruita dalle ciglia in cui l’immagine sembra un filmato del 1910 aperto full screen da YouTube, vedo Daniele De Rossi. Vedo Daniele De Rossi in spaccata che rinvia quel cazzo di piccione ben oltre


L’imponderabile

“Ciao, quanto stanno?” chiesi il 26 maggio di tredici anni fa, rincasando verso le 22.30.
“Matteo, corri! Ha appena pareggiato il Manchester United!”, disse mio padre.
Era il 91°. Mi vidi tutti i replay del gol di Sheringham e, mentre andavo ad appendere la giacca all’attaccapanni (da buon teenager, giravo in motorino), mi scoprii felice di potermi godere i supplementari sul divano con mio padre, che invece dalla cucina urlò: “Matteo, corri! Hanno fatto un altro gol!”
Il gol decisivo di una partita storica, e io me lo persi per ingenuità, per inesperienza: dando per scontato che non si potessero segnare due gol in tre minuti di recupero di una finale di Champions League.
Così intuii


Per una rivalutazione del minuto di silenzio

“Muore in campo il calciatore Morosini. I soldati italiani combatteranno con il lutto al braccio.”
roberto manunta su Spinoza

Le persone è sempre meglio rispettarle da vive che da morte – anche se la seconda opzione è infinitamente più facile – e la presenza di un defibrillatore a bordocampo1 sarebbe stata per Morosini, e per i suoi compagni e avversari, una forma di rispetto molto più opportuna dello stop di qualunque campionato.

Fermare il campionato, a prescindere dalle ragioni per le quali lo si ferma, è invece una mancanza di rispetto per chi lo segue, soprattutto per quelle tantissime persone che investono tempo e denaro nell’andare allo stadio, addirittura in trasferta. Farlo notare può provocare qualche accusa di cinismo, ma il punto resta.

Penso che, quando muore sul lavoro