Matteo' Post

Montevarchi, amarcord

Giovedì scorso il Montevarchi è fallito. Da ragazzino ci ho giocato e l’ho tifato allo stadio, vivendolo da vicino in uno dei periodi migliori della sua lunga storia.

Il giorno della più bella partita vista al Brilli Peri avevo quasi tredici anni e mi ricordo la pioggia, gli spalti strapieni di gente e di ombrelli. Era maggio, ma faceva freddo, e a fine primo tempo il risultato era cupo come il cielo, l’atmosfera, le facce e le voci intorno: stavano vincendo loro, due a zero, a casa nostra, con tutti quanti lì impotenti a guardare, tifare e smadonnare.

Mi ricordo Menchetti: soprattutto in quella stagione aveva un sinistro prodigioso, e quella punizione sotto l’incrocio fu troppo bella e necessaria perché me la possa mai dimenticare. Quasi al novantesimo


Segnare di testa

14/08/2011, Real Madrid-Barcelona, 44°
Ci sono calciatori che se il calcio non fosse esistito l’avrebbero inventato personalmente, e l’ultimo tra questi è Lionel Messi. Sarebbe caduta una mela e, invece di teorizzare la forza di gravità, Leo avrebbe controllato di petto, sbilanciato due pecore con una finta di corpo e tirato di collo sinistro a fil di pioppo, colpendo sulla nuca un qualche portoghese particolarmente irascibile.
Una delle qualità meno celebrate di Leo è la costante presenza mentale: non si assenta, è continuamente concentrato e reattivo. E lo fa naturalmente, senza sforzo alcuno.
Al Bernabeu si giocava l’andata della Supercopa de España, un boccone di quella abbuffata di clásicos che ci siamo fatti nei mesi addietro.1 Il Real è scoperto, la Pulce è lanciata a rete, Pepe staziona


Spagnoli d’Albione

Nel caso ve ne foste dimenticati, la Spagna è campione d’Europa e del Mondo in carica. Inutile dire che una loro eventuale vittoria a Euro 2012 scoccerebbe parecchio. Quindi li sto tenendo d’occhio da un po’ e sono giunto a questa conclusione: ci stanno giocando un colpo basso. Infatti, mentre tutti noi eravamo e siamo tuttora alle prese con i duetti tra Xavi e Iniesta, i voli di Casillas e gli elastici per capelli di Sergio Ramos, la sagace federazione iberica ha spedito tre uomini di grandi qualità a studiare all’estero, più precisamente in Inghilterra. Li ritroveremo tirati a lucido l’estate prossima, in Polonia e Ucraina. Vediamo di non farci trovare impreparati.

David Silva (1986, Manchester City). In questo preciso momento è il miglior giocatore spagnolo. È costantemente ispirato ed efficace, in


450 minuti

Fare i puntigliosi di fronte alle tragedie è una pratica riprovevole, quindi non ho incluso il recupero nel conteggio: però cinque 0-0 sono 450 minuti senza gol. Sette ore e mezza. Una cosa fin troppo brutta per mettersi a dargli un significato o farne un’analisi. C’è da derubricarla alla voce “eccezione”, c’è da pregare che lo sia davvero e poi c’è da guardare avanti, o da qualche altra parte.

Guardate l’ultimo gol del più talentuoso attaccante italiano, ad esempio. La palla vagante gli arriva e lui in un attimo l’ha ammansita e nell’attimo successivo l’ha spedita in porta in rovesciata dal limite dell’area piccola, che è un gesto molto più complicato di quel che sembra


F2M, o del cambiare sesso alla nazionale

“L’Italia non produce gioco: sa cavare invece i massimi risultati dal contro-gioco.
Se gli avversari giocano bene, l’Italia vede immediatamente valorizzato il suo contro-gioco;
se invece giocano male, anche l’Italia gioca male per non saper produrre un gioco suo proprio.”

Gianni Brera, Presentazione della finale Italia-Germania, la Repubblica, 10 luglio 1982

“Ora tu, cara vecchia smandrippata Italia,
hai sfruttato appieno le virtù della tua indole, dunque della tua cultura specifica.”

Gianni Brera, Io triumphe: Italia Tricampeón Mundial, la Repubblica, 12 luglio 1982

Se pensate che il lavoro di Prandelli sia facile, scontato o banale, dovreste ricredervi. Se invece pensate che sia vano, potreste non avere tutti i torti.

L’Italia è squadra femmina. Non lo dico io, ma la storia delle sue vittorie, tutte ottenute esaltando l’attitudine all’attesa e


Chi ha fatto palo

Ciao, qui si parla di calcio. Non so ancora dire con precisione in quali termini, ma lo vedremo assieme strada facendo, perché le idee son tante ma le partite ancora di più, e magari succede che mi innamoro della lotta per la salvezza nel campionato bulgaro. Spero di no, ma l’amore è cieco. E, talvolta, bulgaro.

Quello che so è che tenere un blog calcistico pare a molti una pessima idea. Il calcio è una sistematica, bizzarra distrazione da ciò che è realmente decisivo e centrale per la nostra esistenza come, ad esempio, Walter Lavitola. È un fenomeno faceto, distante, intangibile.

Ma se la tua squadra vince o perde, a te, che te ne viene?
Eh, bella domanda, mamma.

Pare non ci sia niente da guadagnarci a guardare una partita. Ma se è vero