Posts in: maggio, 2012

L’Insopprimibile Leggerezza Del Piero

Avrei voluto scrivere prima di Del Piero, ma in quell’addio c’era qualcosa di indecifrabile e sporporzionato che non riuscivo ad afferrare: venti minuti di applausi e isteria, sciarpe gettate ai suoi piedi come offerte votive a un qualche dio in partenza, addirittura commentatori in lacrime. E tutto ciò a partita in corso. Ma che diamine è successo allo Juventus Stadium?

Il fatto è che quando un campione lascia, non ci soffermiamo mai su quello che significhi per lui quel momento. Forse perché assorbiti dalla nostra stessa malinconia, o troppo impegnati a ritornare subito indietro e ripercorrerne la carriera, analizzarla, compararla, storicizzarla nel momento esatto in cui finisce, sintetizzarla in pochi gesti da archiviare in dei video dalla colonna sonora particolarmente tamarra, o nella nostra memoria emotiva. Il


Chi è che scrive questa roba?

“Who is writing this stuff?” si chiese l’uomo, fortunato, che commentava gli eventi di Manchester per ESPN. Se lo chiese dopo l’imponderabile rimonta in due minuti. Se lo chiese urlando, mentre il collega quasi afono biascicava un “oh my gods” catarroso e politeista che volveva forse solo cambiare argomento.

Perché lo sceneggiatore dello scorso weekend non esiste. E, se esistesse, sarebbe sorpassato, edonista, sadico, scontato. Qualcuno gli direbbe che questa roba ha smesso di funzionare negli anni Ottanta. Tutto è stato troppo, pagine enormi si sono voltate ovunque.

Alessandro Del Piero lascia Torino con lo Scudetto in mano, le lacrime agli occhi, il pallone all’angolino. Segna, esce, fa un giro di campo a partita in corso e la partita diviene l’anonima cornice di uno stadio che piange.


L’imponderabile

“Ciao, quanto stanno?” chiesi il 26 maggio di tredici anni fa, rincasando verso le 22.30.
“Matteo, corri! Ha appena pareggiato il Manchester United!”, disse mio padre.
Era il 91°. Mi vidi tutti i replay del gol di Sheringham e, mentre andavo ad appendere la giacca all’attaccapanni (da buon teenager, giravo in motorino), mi scoprii felice di potermi godere i supplementari sul divano con mio padre, che invece dalla cucina urlò: “Matteo, corri! Hanno fatto un altro gol!”
Il gol decisivo di una partita storica, e io me lo persi per ingenuità, per inesperienza: dando per scontato che non si potessero segnare due gol in tre minuti di recupero di una finale di Champions League.
Così intuii