Siamo i cattivi

“The inspirational tagline of Italian football: «If you destroy it, they will go away».”
Brian Phillips

In ogni luogo dell’Universo che sia popolato da esseri senzienti si rinnova costantemente, giorno dopo giorno, ora dopo ora, l’eterno, appassionante e incerto scontro tra le forze del Bene e quelle del Male.
Una delle declinazioni terrestri di questa tenzone riguarda il come si debba giocare il calcio, e un antichissimo e attualissimo dibattito – che non ho intenzione né possibilità di riassumere in questo post – ha portato la maggioranza dei follower del gioco a convergere su di un’opinione: se c’è una squadra in grado di rappresentare le forze del Bene, quella squadra esiste dal 2008 ed è il Barcelona.

Ora facciamo finta che non ci sia da discutere per settimane o secoli sulla precedente affermazione e concentriamoci sul seguente dato: dal 2008, da quando ha Pep Guardiola in panchina, il Barça non è andato in gol in Champions League solamente in quattro occasioni1, due delle quali a San Siro contro squadre italiane.

Subito una parentesi su San Siro. Ormai è chiaro a tutti: San Siro è il Bentegodi d’Europa. L’imponenza e il fascino della struttura non riescono più a mascherare la totale inadeguatezza del manto erboso. Il prato di San Siro è in realtà una siepe molto bassa di settemila metri quadri. Una spigolosa macchia mediterranea padana che smotta, si squarcia, produce improvvisi ostacoli collinari e rigogliosi cespugli che imbrigliano caviglie e passaggi filtranti. Urge un miglioramento rapido, celere, sintetico. Chiusa parentesi.

Lo zero a zero è il risultato prediletto dalle forze del Male. Uno dei concetti chiave che identificano il maligno nel calcio sembra mutuato dalla discografia floydiana ed è quello dell’assenza. Le squadre del Male operano affinché sul campo succedano meno cose possibili. Tendono al nulla, alla carestia di eventi. Nelle loro espressioni più pure, esse rinunciano al pallone. E quando, in un gioco denominato football, tu non vuoi che the ball tocchi the foot, stai scientemente minando le basi del gioco stesso.

“Non volevamo la palla perché quando il Barcelona pressava e la riconquistava, finivamo fuori posizione”, disse Josè Mourinho dopo il Barcelona-Inter del 2010. “Io non voglio mai finire fuori posizione, quindi non voglio la palla. La regalavamo”. Risultato: 14% di possesso, nessun tiro in porta, ogni blaugrana con più passaggi completati di ogni interista, portieri inclusi. Ma, soprattutto, Inter in finale e Barça a casa.

Personalmente, quando si tratta di sport, non vedo niente di sbagliato nel tifare per i cattivi. Proprio per questo, però, bisogna dirsi le cose come stanno: i cattivi siamo noi. Non siamo gli unici, ma siamo i migliori. Per molti la difesa è una necessità, noi ne facciamo un’arte. È così, ci esaltiamo. Il pubblico ne gode, la stampa elogia, ricama e vende. Il resto del mondo non capisce. D’altronde l’apice del nostro movimento calcistico, Italia-Brasile 3-2 (1982), altro non è che un catenaccio perfetto, oltranzista e dissoluto. Una sorta di Olanda-Italia 0-0 (2000), solo molto peggio, e senza un uomo in meno.

Coverciano by night

La Grande Inter di Herrera fu un poderoso alfiere del Male, fu catenaccio primordiale, entusiasta e incontaminato: perciò non poteva che essere la sua straordinaria reincarnazione mourinhana ad annichilire il Bene catalano. Per il Milan il discorso dovrebbe essere diverso. I rossoneri hanno grande tradizione europea e alcuni principi di gioco il Barcelona li ha adottati proprio dal diavolo sacchiano dei ’90. Per questo – inspiro, prendo coraggio, ripenso al passato: pare proprio passato; fuori il cielo si sta ingrigendo, mi sembra che il sole sia opaco; o la mia vista si è appannata? Espiro, scrivo – sono completamente d’accordo con Berlusconi – l’ho scritto; inspiro; sento freddo, adesso; mentre indosso un maglione, i Cavalieri dell’Apocalisse mi sussurrano in un orecchio parole incomprensibili in una lingua senza vocali né punti e virgola; non me ne curo, vado avanti: siamo quasi alla Fine – quando dice che il Milan mercoledì scorso è andato “così così”. Berlusconi è insoddisfatto perché per lui il Milan è quello che gioca, attacca e batte il Barcelona 4-0 in finale ad Atene. Perché lui, almeno in quanto a gusto calcistico, è poco italiano. Il Milan, invece, è diventato italianissimo e adesso gioca per il lato oscuro.

Riuscisse a strappare un pareggio al Camp Nou, sarebbe un altro trionfo del Male per mano di una squadra italiana. Difficilmente letale (il Bene, dopo vent’anni di difficoltà, gode oggi di ottima salute), certamente non l’ultimo.

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1 Barcelona-Chelsea 0-0, 28-04-2009; Inter-Barcelona 0-0, 16-09-2009; Rubin Kazan’-Barcelona 0-0, 04-11-2009; Milan-Barcelona 0-0, 28-03-2012.

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4 Comments

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  • Io sto sviluppando un violentissimo disamore per il calcio, piú che altro per la prepotenza con cui occupa il 40% dei discorsi quotidiani (con il restante equamente suddiviso tra meteo e gnocca); o forse è per l’ingloriosa fine dell’epoca cecchi gori alla fiorentina, boh. Comunque, il succo è che sono arrivato in fondo a leggere solo per un certo gusto dell’acrobazia lessicale, che tu riesci sempre a stuzzicare. Bella!

    Giorgio Anto GJ 6 anni ago Reply


    • Cioè, vorresti parlare solo di meteo e gnocca??? :)

      Matteo 6 anni ago Reply


      • ora che hanno mandato via Fede e le sue meteorine un discorso di commiato andrebbe fatto

        cionco 6 anni ago Reply


        • Fede, peraltro, fatto fuori da Confalonieri proprio durante Milan-Barcelona, mentre Silvio era in tribuna d’onore occupato a guardare la sua squadra giocare “così così”.

          Matteo 6 anni ago Reply


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