Dio perdona, Riga no

Parabole, molte carriere sono così. C’è chi ha la fortuna di avvistarle appena iniziano la fase ascendente, c’è chi ha il fiuto di tenerle d’occhio fin da subito; c’è chi, per ammirarle, deve aspettare che raggiungano l’apice e si manifestino; c’è chi le perde di vista a un certo punto della discesa. E c’è anche chi, dopo averle scovate, apprezzate e smarrite, le ritrova perché gli piombano in casa come un meteorite, un amico ubriaco, una lettera d’amore.

È ormai da dicembre che il centravanti del neonato Audax Montevarchi è Christian Riganò, classe ’74, nato a Lipari (isola siciliana, praticamente un’isola al quadrato) come Franco Scoglio e il padre di Natalie Imbruglia1, dove è rimasto fino ai 25 anni a fare il muratore e il calciatore a tempo perso. Scazzato, trasandato, ingrigito e sovrappeso: è un grandissimo acquisto.

Lo vidi dal vivo in un Gualdo-Fiorentina2 di dieci anni fa. C’era il vecchio Di Livio, c’era il giovane Quagliarella e c’era soprattutto uno striscione geniale: “Gualdo ma non ti vedo”. Da qualche mese Riganò aveva ereditato il Nove di Batistuta e, da come caracollava, sembrava sentirne tutto il peso. Grazie a quel nome tronco aveva ereditato anche un coro: Batibatibatibatigooool era diventato Rigarigarigariganoooo, meno orgoglioso e innamorato, ma comunque affettuoso e certamente anche più divertito. Considerata la situazione, nessuno pensava che potesse esserci qualcosa di meglio sopra quel numero, né sotto quel nome. Segnò due gol, quel giorno.

In campo ricordava il volo del calabrone: non era chiaro come potesse eccellere ad alti livelli un uomo dal fisico così poco atletico. Grande stazza, poca potenza, nessuna esplosività, si muoveva conciliando pesantezza e grazia, come un ballerino a gravità aumentata. E segnava tantissimo. Spesso non grazie, ma nonostante la sua mole. Aveva tempismo, senso del gol e una certa classe pragmatica, da serie minore e polverosa. Con la Viola si fece tutta la risalita, poi passò al Messina, quasi casa sua. Lì fu goleador e uomo derby: una storica doppietta in un’accesissima vittoria sul Palermo; il suo gol più bello nel derby dello Stretto, con un doppio dribbling da enganche sudamericano, lasciando cadere a terra il suo corpaccione purché la coordinazione per il tiro fosse perfetta.

Dopo Messina iniziò la dissolvenza. Finì prima in Spagna, al Levante, dove ha lasciato un discreto ricordo e qualche perla, per poi inabissarsi nelle serie inferiori e sparire dai radar del calcio d’élite.

Riappare a Montevarchi, nell’indifferenza (abbastanza comprensibile) del grande pubblico, dove sta segnando più di un gol a partita, sempre nonostante la sua mole (che nel frattempo si è ingrossata). Doppietta e due assist all’esordio, appena sbarcato, per poi domandare al giornalista se gli abitanti, i tifosi, si chiamassero effettivamente “montevarchini”. Ma figuriamoci, non è certo con le parole che deve trascinare la squadra in salvo. Lo sta facendo col carisma, l’esperienza e un entusiasmo che non era scontato. Come si è visto domenica a Levane, gioca ancora a fare l’uomo derby. Si diverte, Riganò; tanto gli basta in quest’ultimo tratto della parabola. E, se continua così, basterà anche al Montevarchi.

————————
1 I love you, Wikipedia.
2 Vabbè, Florentia Viola.

About This Author

2 Comments

You can post comments in this post.


  • Grande Rigano,
    vorrei ricordare l’anno di Messina, alla tenera età di 33 anni con 19 gol in 27 partite dimostrò di essere un giocatore da serie A generando in tanti suoi estimatori una scarica di rimpianti immaginando chissà chi sarebbe stato se invece che a Lipari fosse nato da un altra parte…

    cionco 6 anni ago Reply


  • per intendersi, a famiglie alterne chissà come sarebbe andata
    http://it.wikipedia.org/wiki/Andrea_Caracciolo

    cionco 6 anni ago Reply


Post A Reply