Chi ha fatto palo

Ciao, qui si parla di calcio. Non so ancora dire con precisione in quali termini, ma lo vedremo assieme strada facendo, perché le idee son tante ma le partite ancora di più, e magari succede che mi innamoro della lotta per la salvezza nel campionato bulgaro. Spero di no, ma l’amore è cieco. E, talvolta, bulgaro.

Quello che so è che tenere un blog calcistico pare a molti una pessima idea. Il calcio è una sistematica, bizzarra distrazione da ciò che è realmente decisivo e centrale per la nostra esistenza come, ad esempio, Walter Lavitola. È un fenomeno faceto, distante, intangibile.

Ma se la tua squadra vince o perde, a te, che te ne viene?
Eh, bella domanda, mamma.

Pare non ci sia niente da guadagnarci a guardare una partita. Ma se è vero che le questioni di cui ci dovremmo preoccupare sono altre, comunque non sarò io a occuparmene. Lascerò che siano altri a farlo altrove, mentre io resto qui a sguazzare in questo ambiente sporco, marcio, immorale che è il pianeta del pallone. Devo essere davvero un po’ sciocco per stare a perderci tempo quando ogni altro ambito della civiltà occidentale rifulge di purezza, rispetto e misericordia. Sì, il nostro è un mondo stupendo, nel quale scegliere di scrivere di calcio è un po’ come andare al giardino botanico e passare tutto il tempo nel reparto fertilizzanti, ne sono consapevole. Ma non preoccupatevi per me: non ho un buon olfatto.
Quando qualcuno sentenzierà che i calciatori sono solo degli egocentrici miliardari la cui principale attività consiste nell’inanellare amplessi con aspiranti starlette, io penserò al nostro amato primo ministro e, soprattutto, a chi ogni giorno ne deve commentare le gesta: mi sentirò subito rinfrancato.

Adesso dirò una cosa impopolare: il calcio è molto importante. Non ho detto bello, né coinvolgente o diffuso, ma importante. Per il momento vi risparmio varie considerazioni socio-culturali – che pian piano andranno fatte – e vi dico solo: io non ho mai scambiato tanti abbracci, con amici o con perfetti sconosciuti, come durante una partita di calcio, vista o giocata.

E non so voi, ma l’unica volta in cui sono stato felice assieme a tutto il mio paese è stata in quel luglio mondiale del 2006. Non c’ero ancora nell’82 e non saprei dire quali altri momenti di gioia collettiva avremo a disposizione, né da dove possano uscire. Forse dalla fine di una guerra, anche se Churchill pare abbia detto che noi italiani perdiamo le guerre come se fossero partite di calcio e le partite di calcio come se fossero guerre. Non so se avesse ragione, e comunque credo nessuno tra i miei lettori abbia vissuto consapevolmente la fine della guerra (ce ne sarebbe uno, se solo mia nonna sapesse leggere), ma in ogni caso non ci tengo per niente a verificare di persona l’accuratezza del paradossale accostamento. Mi tengo il dato di fatto: gli unici momenti di felicità popolare diffusa e condivisa che abbiamo vissuto sono dovuti a delle partite di calcio. Triste? Sbagliato? Sintomo di un profondo vuoto emotivo? Non lo so, discutiamone. Ma, nel mentre, prendiamo anche atto di come ciò sia prezioso e significativo per noi. Non tanto il calcio, in questo caso, quanto l’aver da celebrare qualcosa tutti assieme, e il celebrarlo.

Ecco invece una cosa popolare: di calcio se ne parla troppo e male. La moviola mi avvilisce, le voci di calciomercato (dove il termine voci è utilizzato in sostituzione del più appropriato puttanate) mi disorientano, la mera esistenza di Enrico Varriale mi fa venire voglia di staccare la testa al cavallo di viale Mazzini e infilarla nel letto di Marco Mazzocchi. Quindi su di un punto sono certo: in questo blog si cercherà di parlare di calcio nel migliore dei modi. Vi basti sapere questo, per ora.

E se volete pure che vi dica chi ha fatto palo, mettetevi l’anima in pace: non lo so. Ma non è rilevante. E poi da quand’è che le risposte sono diventate più importanti delle domande?

È bene chiederlo, chi ha fatto palo. È bene arrampicarsi fino alla finestra, sfondarla e cercare di farselo dire. Perché con quell’eroico gesto il ragioner Fantozzi incarna il bisogno di esserci, di sapere, di partecipare a un rito collettivo. Piaccia o non piaccia, questo sport è un qualcosa che viviamo assieme e che contribuisce a tenerci assieme. Noi, popolo saldato da rivalità e campanilismo.

Ma cosa mai sto scrivendo? Se continuo, va a finire che mi addentro in questioni serie, e quelle avevo stabilito di lasciarle ad altri. Allora lo ripeto, principalmente per me stesso: qui si parla di calcio. E in fondo è solo un gioco. O no?

About This Author

3 Comments

You can post comments in this post.


  • “Adesso dirò una cosa impopolare: il calcio è molto importante. Non ho detto bello, né coinvolgente o diffuso, ma importante. Per il momento vi risparmio varie considerazioni socio-culturali – che pian piano andranno fatte – e vi dico solo: io non ho mai scambiato tanti abbracci, con amici o con perfetti sconosciuti, come durante una partita di calcio, vista o giocata.”

    Copione!!!

    “Quando ne ho l’occasione vado allo stadio. E lo faccio con gusto. È l’unico posto al mondo dove c’è una vera intersezione sociale, e dove il ricco il povero, il terrone e il negro, il frocio e l’impiegato, il meccanico e il vegetariano si abbracciano senza conoscersi, e per qualche attimo – davvero – si vogliono bene.”

    http://www.distantisaluti.com/jorgensen-jorgensen-jorgensen/

    Giovanni Fontana 6 anni ago Reply


    • Megalomane! Non ti allargare che manco l’avevo mai letto quel tuo post. Non che abbia le prove del non averlo letto, eh. Però, in ogni caso, no.
      E inoltre, a volerti prendere sul serio: a) non è proprio lo stesso concetto (tu punti molto di più sull’interclassimo, io ci tenevo a sottolineare soprattutto l’abbracciarsi in sé); b) non è che sia il massimo dell’originalità: tiro a indovinare, ma penso si possa ritrovare in almeno un paio di libri di Nick Hornby, giusto per dire il primo che mi viene in mente. E ora vediamo se viene qui Nick Hornby a darmi/darci dei copioni!

      Matteo 6 anni ago Reply


  • Ancora non so dire se il calcio sia un gioco molto più semplice di quanto io pensi, o molto più complicato. Quello che so, è che ancora non l’ho capito bene. :-))

    Nick Hornby 6 anni ago Reply


Post A Reply